Indice
4 Ottobre 2023
Marketing

Funnel marketing: cos’è, come funziona e come costruirne uno che converte

Ogni giorno le aziende investono tempo e budget per portare persone sul proprio sito, sui social o in negozio. Ma quante di queste persone diventano davvero clienti? E soprattutto: esiste un percorso progettato per guidarle verso l’acquisto?

Il funnel marketing serve esattamente a questo. Non è un concetto astratto da manuale è uno strumento operativo che ti permette di organizzare ogni fase del rapporto con il potenziale cliente, dalla prima volta che sente parlare di te fino al momento in cui compra (e, idealmente, torna a comprare).

In questo articolo vediamo cos’è, come funziona e soprattutto come costruirne uno che abbia senso per una PMI.

Cos’è il funnel marketing

Il funnel marketing è un modello che rappresenta il percorso che un potenziale cliente compie dalla scoperta del tuo brand fino alla conversione. Si chiama “funnel”, ossia imbuto, perché funziona esattamente così: molte persone entrano nella parte alta, ma solo una parte arriva in fondo e diventa cliente.

Non è una teoria fine a se stessa. Un funnel ben progettato ti permette di:

  • creare un processo di acquisizione clienti replicabile e scalabile
  • misurare ogni passaggio con dati concreti e KPI di digital marketing
  • ridurre il costo di acquisizione cliente e aumentare il valore nel tempo di ciascun cliente
  • allineare marketing e vendite, soprattutto nel B2B

Il concetto chiave è questo: è sbagliato pensare che basti proporre un prodotto per ottenere una vendita. Prima di arrivare alla proposta commerciale, il cliente va “preparato”, deve conoscerti, fidarsi, capire che la tua soluzione risolve il suo problema. Il funnel serve a costruire questo percorso, passo dopo passo.

funnel marketing

Le fasi del funnel marketing

Il funnel si divide in tre macro-fasi, spesso indicate con gli acronimi TOFU, MOFU e BOFU. Vediamole nel concreto.

Awareness: la parte alta del funnel (TOFU)

Qui il potenziale cliente entra in contatto con te per la prima volta. Non ti conosce ancora, oppure sta iniziando a prendere coscienza di un problema o un bisogno. Il tuo obiettivo in questa fase è farti trovare e catturare la sua attenzione.

Gli strumenti principali sono il posizionamento SEO, i contenuti informativi (articoli, video, guide), i social media e le campagne di advertising. Non stai vendendo nulla stai offrendo valore per guadagnarti l’attenzione. Se vuoi approfondire come intercettare il tuo pubblico nella fase iniziale, dai un’occhiata al metodo AIDA, che descrive proprio le leve psicologiche che guidano l’utente dall’attenzione all’azione.

Consideration: la parte media del funnel (MOFU)

L’utente ha riconosciuto il proprio bisogno e sta valutando le opzioni disponibili. Ti confronta con i tuoi concorrenti. In questa fase devi nutrire la relazione con contenuti più specifici: case study aziendali, webinar, ebook, newsletter personalizzate.

Qui entrano in gioco strumenti come l’email marketing e il retargeting. La chiave è segmentare il pubblico e proporre messaggi mirati, che rispondano a bisogni concreti. È anche il momento in cui devi far emergere con chiarezza la tua unique selling proposition: perché il cliente dovrebbe scegliere te e non un altro?

Conversion: la parte bassa del funnel (BOFU)

Il momento della decisione. Il potenziale cliente è pronto, ma ha bisogno dell’ultima spinta: una demo gratuita, una consulenza personalizzata, un’offerta a tempo, recensioni di altri clienti.

Il tuo obiettivo è eliminare ogni frizione. L’esperienza d’acquisto deve essere semplice, veloce, trasparente. Una landing page ben costruita in questa fase può fare la differenza tra un cliente acquisito e un’opportunità persa.

Cosa succede dopo la vendita: fidelizzazione e advocacy

Il funnel non finisce con l’acquisto. Le aziende più strutturate lavorano su due fasi successive:

  • La fidelizzazione, attraverso programmi di riordino, sconti dedicati, upselling e cross-selling, interazioni social per costruire una community.
  • E l’advocacy, dove il cliente soddisfatto diventa ambasciatore del tuo brand, parla bene di te, ti consiglia, ti porta nuovi clienti. È la forma di marketing relazionale più potente che esista ed è anche la meno costosa.

Funnel marketing B2B e B2C: che differenza c’è?

Il funnel si applica sia al B2C che al B2B, ma con dinamiche diverse.

Nel B2C il percorso è spesso più rapido e il cliente raramente interagisce direttamente con un commerciale. Le decisioni sono più emotive e il funnel è quasi interamente digitale.

Nel B2B il ciclo di vendita è più lungo, coinvolge più decisori e nelle fasi basse del funnel l’interazione con la forza vendita diventa centrale. Qui il funnel deve lavorare a stretto contatto con il CRM e con il team commerciale per qualificare i lead.

Se operi nel mercato B2B e vuoi approfondire, abbiamo scritto un articolo dedicato alle strategie marketing B2B e a come adattare la comunicazione a questo tipo di mercato, inclusa la vendita B2B online.

Come creare un funnel marketing efficace

Non partire dagli strumenti. Parti dalla strategia.

Il primo passo è definire con chiarezza chi vuoi raggiungere. Costruisci le tue buyer persona: chi è il tuo cliente ideale, che problema ha e come cerca soluzioni. Poi definisci la tua proposta di valore: perché dovrebbe scegliere te?

Quando hai chiaro il “chi” e il “perché”, puoi progettare il percorso vero e proprio:

Fase 1 — Attrai. Porta il tuo target all’ingresso del funnel con una strategia di inbound marketing. Gli strumenti principali sono l’ottimizzazione SEO del sito, le campagne ADV sui motori di ricerca e sui social, l’email marketing.

Fase 2 — Converti. Una volta intercettato il target, guidalo verso un’azione concreta. Una landing page ben progettata è lo strumento chiave: deve presentare la tua proposta in modo chiaro con un messaggio coerente con l’annuncio o il contenuto che ha portato l’utente lì.

Fase 3 — Chiudi. Usa il remarketing, le sequenze email, le offerte dedicate per spingere chi ha mostrato interesse a completare l’acquisto o a richiedere un contatto.

Fase 4 — Fidelizza. Dopo il primo acquisto, lavora sulla relazione. Upselling, cross-selling, contenuti esclusivi, programmi fedeltà. Il costo per mantenere un cliente è sempre inferiore a quello per acquisirne uno nuovo.

Questo processo è il cuore di ogni piano marketing strutturato.

Un esempio pratico di funnel marketing

Vediamo un caso concreto: un e-commerce che vende orchidee ornamentali online.

Step 1 — Annuncio su social o Google Ads. Si intercettano utenti over 30 con interessi legati ad arredo casa e giardino. L’annuncio mostra il prodotto e punta su un beneficio chiaro: “Rendi la tua casa più bella con le orchidee ornamentali più esclusive. Scopri la bellezza della natura con le nostre orchidee uniche.”

Step 2 — Landing page. L’utente atterra su una pagina dedicata con un titolo forte, immagini del prodotto, un testo persuasivo e una call to action chiara: “Ordina ora”. Nessuna distrazione, un solo obiettivo.

Step 3 — Remarketing. Se l’utente visita la pagina ma non acquista, parte una campagna di remarketing che lo raggiunge nei giorni successivi con un promemoria o un’offerta aggiuntiva. Una seconda possibilità per convertirlo.

Step 4 — Email di upselling. Dopo il primo acquisto, il sistema invia un’email con un prodotto correlato. L’obiettivo è aumentare il valore medio dell’ordine e ammortizzare il costo di acquisizione.

Questo è un click funnel nella sua forma più semplice. Ogni business può adattarlo alle proprie esigenze, ma la logica è sempre la stessa: attrai, converti, chiudi, fidelizza.

Gli strumenti per costruire un funnel marketing

Prima il percorso, poi gli strumenti. Detto questo, ecco quelli che utilizziamo nella nostra agenzia e che consigliamo ai nostri clienti:

Landing page: le realizziamo direttamente in codice (PHP/MySQL) oppure con WordPress, a seconda del progetto.

Email marketing e automazioni: Mailchimp e Brevo sono i nostri strumenti principali. Li usiamo per creare sequenze email automatiche, flussi ramificati, raccolta dati e segmentazione del pubblico. L’email marketing resta uno degli strumenti con il ROI più alto nel digital marketing.

Advertising: Google Ads è il canale principale con cui portiamo traffico qualificato verso i funnel dei nostri clienti.

Automazioni avanzate: Zapier e N8N ci permettono di collegare le diverse piattaforme coinvolte nel funnel e automatizzare flussi complessi dal form alla mail, dal CRM alla notifica al commerciale.

Analytics e tracciamento: Google Analytics e Google Tag Manager sono indispensabili per misurare il comportamento degli utenti in ogni fase del funnel. Senza dati, stai navigando alla cieca.

Come misurare le performance del funnel

Un funnel che non misuri non è un funnel è una scommessa. Ecco le metriche principali da tenere sotto controllo, suddivise per area:

  • Traffico e qualità: CTR, bounce rate, tempo medio sulla pagina, percentuale di nuove sessioni.
  • Conversione: tasso di conversione per ogni step, costo per acquisizione (CPA), revenue per canale, valore medio dell’ordine.
  • Valore nel tempo: lifetime value del cliente (LTV), rapporto LTV/CAC (costo acquisizione cliente), tasso di riacquisto, churn rate.
  • Velocità: tempo medio dal primo contatto al primo acquisto, velocità di avanzamento nel pipeline (soprattutto nel B2B).

Gli strumenti per monitorare tutto questo sono Google Analytics, il CRM per tracciare il passaggio da lead a cliente, e l’A/B testing per ottimizzare continuamente ogni elemento del funnel.

Un consiglio: non fermarti all’attribuzione last click. Oggi è fondamentale ragionare in ottica multi-touch per capire davvero quale canale contribuisce alla conversione. Approfondisci qui le KPI del digital marketing.

Errori comuni da evitare

Dopo aver progettato e gestito decine di funnel per i nostri clienti, questi sono gli errori che vediamo più spesso:

  • Chiedere la vendita troppo presto. Se l’utente non ti conosce ancora, bombardarlo con offerte commerciali è il modo migliore per perderlo. Prima scalda il contatto e poi proponi.
  • Landing page incoerenti con l’annuncio. Se l’utente clicca su un annuncio che promette una cosa e atterra su una pagina che ne racconta un’altra, se ne va. Il messaggio deve essere coerente dall’inizio alla fine.
  • Form troppo lunghi. Ogni campo in più che chiedi è un utente in meno che compila. Chiedi solo l’essenziale.
  • Nessun tracciamento. Senza UTM, eventi configurati e dati puliti, non puoi sapere cosa funziona e cosa no. E le decisioni diventano supposizioni.
  • Marketing e vendite disallineati. Soprattutto nel B2B: se marketing e commerciali non parlano la stessa lingua (quando un lead è qualificato? chi lo gestisce? con che tempi?), il funnel si rompe.
  • Nessun test continuo. Un funnel non è qualcosa che costruisci una volta e dimentichi. Creatività, copy, landing page: tutto va testato e ottimizzato nel tempo.

Il funnel non è un imbuto, è un sistema

Se c’è una cosa da portarsi a casa da questo articolo è questa: il funnel marketing non è uno schema teorico, è un sistema operativo per la tua azienda. Ti permette di passare dal “speriamo che qualcuno compri” a “sappiamo esattamente come portare un potenziale cliente dall’attenzione all’acquisto”.

Non serve avere budget enormi per iniziare. Serve avere le idee chiare su chi vuoi raggiungere, cosa vuoi offrirgli e come vuoi guidarlo.

Se vuoi costruire o ripensare il funnel della tua azienda, possiamo farlo insieme. Partiamo sempre dalla strategia, mai dagli strumenti.

Articoli correlati